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La Vecchia Cornacchia di Achill

Era una serata fredda e pungente e la Vecchia Cornacchia di Achill non sapeva proprio come riuscire a superare la nottata.
Svolazzò qua e là finché vide, in cima all’albero più alto, un grande nido. Sarebbe andato benissimo per passarci la notte. Nel nido trovò un’aquila che stava mettendo le penne; la madre era via in cerca di cibo. La Vecchia Cornacchia prese il piccolo, lo portò nel bosco e lo uccise. Poi tornò indietro e si sistemò dentro il nido.
Non ci volle molto prima che l’aquila madre tornasse con un pezzo di carne. Era scesa la notte. Sentì un’agitazione nel nido e lasciò cadere la carne verso quel che riteneva fosse il suo pic­cino. La Vecchia Cornacchia se la mangiò in fretta e furia. Poi l’aquila si sistemò sopra di lei.
Era una notte fredda, terribilmente inclemente, e l’aquila si alzò e saltellò intorno per scal­darsi. Mai, si lamentò, c’era stata notte più gelida.
Per tutta la notte la Vecchia Cornacchia di Achill non fece che sudare, dal caldo che faceva sotto le piume del petto dell’aqui­la, ma sempre con la paura che all’alba l’aquila la vedesse e la uccidesse. Così, mentre l’aquila saltellava su e giù, gemendo per il freddo, la Vecchia Cornacchia se ne uscì a dire:
«La notte scorsa non era poi così tremenda. Ce n’è state di più fredde».
«E come lo sai», disse l’aquila, «se non è nemmeno un mese da che sei uscito dal guscio?»
«Quella notte di maggio di tanto tempo fa», disse la Cornacchia, «è stata senz’altro più fredda. Se non mi credi, chiedilo al vecchio Merlo della Fornace. Te lo potrà dire lui».
L’aquila continuava a non crederci, ma volò fino alla fornace e trovò il Merlo che se ne stava appollaiato su una sbarra di ferro.
«La notte scorsa», disse l’aquila, «è stata la più fredda che io abbia mai conosciuto. L’ho passata continuando ad alzarmi per scaldarmi. Ma la mia creatura, che non ha neppure un mese, all’alba mi ha detto che c’è stata una notte più fredda, e che tu l’avresti saputo».
«Di certo», disse il Merlo, «la notte scorsa è stata la più fredda che io abbia mai conosciuto. E sono stato qui fin dalla mia giovinezza. Allora la sbarra di ferro su cui sto adesso era lunga e spessa. Una volta ogni sette anni ci strofino il becco, e adesso, se lo strofino una sola volta ancora, finirà per rompersi. E da tutto questo tempo che sono qui, e posso dirti che la notte scorsa è stata la più fredda. Ma chiedilo al Toro del Campo, che lo saprà senz’altro».
L’aquila volò via e non si fermò fino a che non arrivò dal Toro. Gli raccontò la storia e gli chiese se c’era mai stata una notte più fredda.
«Sono qui da migliaia d’anni», disse il Toro. «Ogni anno le mie due corna cadono e vanno a costituire la recinzione intornO a questo grande campo. Ormai ne mancano solo due per completare la recinzione, ecco da quanto tempo sono qui. E la not­te scorsa è stata la notte più fredda che io abbia conosciuto. Ma il Salmone Cieco di Assaroe è più vecchio di me. Può darsi che lui possa aiutarti».
Allora l’aquila volò via e non si fermò fino a che non vide il Salmone Cieco che nuotava come era solito in un certo punto del fiume.
«Sei il Salmone Cieco di Assaroe?», chiese l’aquila.
«Sì, sono io», disse lui.
«Hai sentito il freddo della scorsa notte?»
«Sì che l’ho sentito».
«Ma dimmi, c’è mai stata una notte più fredda?»
«Certo che c’è stata», disse il Salmone Cieco, «una notte più fredda della notte scorsa. Era una notte di maggio di tanto tempo fa. Io me ne stavo qui in questo fiume. Avevo così freddo che saltellavo su e giù nell’acqua. E c’era un tal gelo che una volta, quando ho fatto il mio salto, l’acqua si è ghiacciata mentre stavo in aria, e io mi sono trovato congelato sopra il ghiaccio. Ero rigido come un ciocco e non avevo alcuna risorsa. Poco dopo l’alba chi ti va a passare, se non la Vecchia Cornacchia di Achill? Quando mi ha visto bloccato lì nel ghiaccio è volata giù e ha cominciato a becchettare. Ha fatto un buco nel ghiaccio e mi ha portato via un occhio e se l’è mangiato, da allora tutti mi hanno chiamato il Salmone Cieco di Assaroe. Ma senti un po’», continuò il Salmone Cieco, «non credi che la scorsa notte ci sia stata la Vecchia Cornacchia di Achill, e non il tuo piccolino, nel tuo nido?»
«Ah, certo che no», gridò l’aquila.
«Ma è così», disse il Salmone Cieco. «Solo lei poteva sapere di quella notte di maggio di tanto tempo fa».
Mamma aquila filò a casa spaventata.
Ma tanto sia il suo piccino che la Vecchia Cornacchia erano spariti. Tanto meglio Vecchia Cornacchia.
Se l’aquila l’avesse presa sarebbe stata la fine dei suoi giorni, vecchia com’era.

(fiaba celtica)


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