Molti lavoratori, giovani e meno giovani, decidono oggi di provare a fare carriera all’estero. Un’ottima conoscenza delle lingue – quella del posto almeno e l’inglese – e tanta, tanta fiducia in se stessi sono fattori irrinunciabili quando ci si prova a immettere in un mercato del lavoro che non è quello del proprio Paese, tanto più se quello a cui si punta è un mercato piuttosto competitivo. Spesso ci si dimentica, però, anche dell’importanza di un buon curriculum, inteso sia come un buon corpus di esperienze pregresse sia più letteralmente come un buon CV tradotto nella lingua d’interesse. Quanto al secondo aspetto, in particolare, meglio fare da sé o meglio ricorrere a servizi appositi come quelli di www.espressotranslations.com? La piccola guida che segue proverà a rispondere a questa domanda.

Traduzione del curriculum: tutto quello che c’è da sapere

Niente vieta, se si ha un’ottima conoscenza della lingua di riferimento di recruiter o aziende presso cui ci si intende candidare, di tradurre il CV da soli. In questo caso, però, due errori vanno evitati nella maniera più assoluta: utilizzare solo servizi di traduzione automatica per il curriculum e stamparlo (o inviarlo via mail) pieno di sviste, refusi o veri e propri errori di grammatica e di sintattica. Molto più pragmaticamente, insomma, va bene anche usare traduttori automatici come Google e co. ma è meglio revisionare con molta attenzione, poi, la loro versione del CV tradotto per evitare strafalcioni, frasi decontestualizzate e via dicendo. Allo stesso modo, anche quando si sia tradotto manualmente l’intero curriculum, meglio riservarsi del tempo per un’accurata revisione: anche – e forse soprattutto – chi si occupa all’estero di risorse umane ha poco tempo a disposizione, spesso si trova a visionare centinaia di curriculum in un giorno e per una sola vacancy e, per questo, può cestinare immediatamente quelli che riportano errori grossolani.

Rivolgersi a un’agenzia di traduzioni per tradurre il CV, però, può rappresentare un piccolo vantaggio perché un traduttore madre lingua conosce spesso molto meglio la cultura lavorativa di un Paese. Oltre che tradurre parola per parola (e senza errori!) il curriculum, cioè potrà renderlo più accattivante agli occhi di un’azienda o di un recruiter stranieri, riservando più o meno spazio a seconda dei casi alla formazione tradizionale e scolastica o alle esperienze extra-lavorative. Molti paesi, per esempio, considerano molto di più di quanto avvenga in Italia le esperienze di volontariato del candidato e, più in generale, sono più attente alle sue soft skill. Senza contare che per la gran parte dei recrutatori stranieri il famoso formato europeo che è ancora così in voga in Italia è privo di senso e può portare a scartare immediatamente il CV.

Far tradurre il curriculum vitae da un’agenzia specializzata, insomma, può richiedere un investimento iniziale – che, soprattutto per chi è alle prime armi, può essere anche considerevole. Si tratta, però, di un investimento a più lungo termine e che potrebbe presto essere compensato dal lavoro all’estero in cui si stava sperando da tanto tempo per la propria carriera.