Nel parco di un castello vivevano molti uccelli. Alcuni erano liberi di
volare da un ramo all'altro e di cantare felici, altri erano uccelli domestici,
che razzolavano sul terreno e attendevano il loro turno per finire in padella.
Un cigno e un'oca bianca, che s'incontravano ogni giorno nelle acque di un
laghetto del parco, fecero amicizia. Nuotavano spesso fianco a fianco, scivolavano
leggeri sull'acqua, si tuffavano inarcando il lungo collo, frugando insieme nel
fondo basso, alla ricerca di animaletti. Da lontano si sarebbero detti fratelli,
ma quando si osservavano da vicino si capiva subito che il cigno era di razza
nobile. Aveva forme più slanciate, eleganti, mentre l'oca non riusciva a nascondere
sotto le piume le forme tozze del suo corpo grassoccio.
Del resto, il cigno era considerato da tutti l'ospite illustre del giardino,
destinato a rallegrare lo sguardo del padrone, mentre l'oca si sapeva destinata
a finire in pentola non appena fosse arrivato qualche ospite al castello.
La differenza fra i due si notava ancor di più quando aprivano il becco: dalla
gola del cigno usciva un dolce canto armonioso, mentre l'oca non sapeva che emettere
qua qua sgraziati. Tuttavia quest'ultima, frequentando il cigno, aveva finito col credersi
lei pure un nobile animale. E in segreto sperava che quando fosse venuta l'ora di finire in pentola,
il cuoco si sarebbe sbagliato e avrebbe tirato il collo al cigno, anzichè a lei.
Avenne proprio che un giorno il cuoco, un po' brillo, scambiò il cigno coll'oca e lo afferrò per
il collo. Ma il cigno si lamentò con un canto tanto dolce che il cuoco, stupito, si avvide dell'errore
ed esclamò:
-Cosa stavo facendo! Non sia mai che io tagli la gola a chi sa servirsene così bene!
E lo lasciò andare. L'oca invece finì in pentola