Gli orchi
C' erano una volta dei giganti con il corpo umano e la testa di cane. Mangiavano gli uomini.
Se riuscivano a prenderne uno, lo ingrassavano dandogli noci e vino rosso; poi accendevano il forno, lo riscaldavano ben bene, lo ripulivano dalla cenere, ci gettavano dentro l'uomo e lo richiudevano con una grossa lastra di pietra, ché non potesse uscirne finché non fosse cotto per bene. Quindi lo tiravano fuori e se lo mangiavano.
Gli uomini, per il terrore, si nascondevano nei boschi, nelle caverne e nelle cavità sotterranee; ma gli orchi erano vigliacchi e, se non trovavano gli uomini, li chiamavano per nome:
«Anutza, Mariutza, Ioan, Pavel!... Venite fuori! Gli orchi se ne sono andati!».
E gli uomini, credendo che a chiamarli fossero i loro simili, uscivano dai loro nascondigli, sicché gli orchi li catturavano, friggendo e mangiando subito quelli grassi, mentre i magrolini li ingrassavano con vino rosso e noce, poi li arrostivano e se li mangiavano.
A un certo punto gli uomini furono così terrorizzati, che non uscivano più dai loro nascondigli, neanche quando li chiamavano altri uomini.
Ma anche gli orchi erano preoccupati, perché pativano la fame.
Allora gli orchi portarono qui, nel nostro paese, ogni genere di uccelli, e li lasciarono volare. Gli uccelli volavano per aria e, quando vedevano un uomo, facevano una giravolta sopra di lui, gridando:
«Libùtz, libùtz!». Cosi gli orchi capivano che lì c'erano degli uomini, venivano a tirarli fuori dai nascondigli e se li portavano a casa.
Una volta gli orchi catturarono tre ragazze, giovani e belle, che erano uscite dal nascondiglio in cerca di lamponi per acquetare la fame. Dopo averle catturate, le diedero in consegna a una vecchia strega che aveva cura della loro casa. Dunque le dissero:
«Noi torneremo a casa presto; nel frattempo arrostisci una di queste, così che avremo qualcosa da mangiare».
Cosi dicendo gli orchi se ne andarono, mentre la vecchia accese il fuoco nel forno; quando il forno fu abbastanza caldo, raccolse la brace e fece per introdurre una ragazza nel forno. La vecchia non conosceva molto la lingua degli uomini, sapeva solo dire:
«Su, ragazza, sulla pala a sedere!».
La ragazza fece finta di non capire. Allora la vecchia ripete:
«Su, ragazza, sulla pala a sedere!».
E la ragazza: «Su, vecchia, fammi vedere!». E la vecchia si sedette sulla pala, affinché la ragazza vedesse come si doveva sedere.
Allora tutte e tre le ragazze presero la pala per il manico e, oplà, infilarono la vecchia nel forno e poi lo chiusero con la lastra di pietra. Poi, via di corsa come il fulmine!
Finalmente arrivarono a casa gli orchi e gridarono alla vecchia:
«Beh? E' pronta la cena?». Eh, ma quella là non poteva rispondere, perché era bruciata nel forno. La cercarono a destra e a manca, nel solaio e nella cantina, nel ripostiglio e nel giardino.
«Forse sarà andata al pozzo, aspettiamo che torni.»
Mentre aspettavano, si ricordarono che avevano qualcosa nel forno: tolsero la lastra dall'apertura del forno per vedere la ragazza arrosto. Invece videro la vecchia, tutta bruciata. Rimasero di sasso!
Quando si riebbero, si dissero che potevano essere state soltanto quelle ragazze, quindi si misero a cercarle. Ma lì non c'erano più!
Allora cominciarono a correre come matti per raggiungerle, ma quelle erano arrivate a casa e non avevano più paura di loro.
Gli orchi corsero tanto, per raggiungerle, che a un certo punto stramazzarono a terra e creparono tutti quanti, sicché di loro rimase soltanto il nome.
Anzi, no: di loro sono rimasti anche i loro uccelli, che a primavera, quando gli uomini arano i campi, volteggiano in aria sopra di loro, gridando:
«Libùtz, libùtz, libùtz!».
fiaba rumena
illustrazione di
Mariarita Brunazzi degli amici del forum di pinu
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