Fantaghirò persona bella
C'era una volta, in un reame lontano, re Sigismondo che era un'ottimo re, molto amato dal suo popolo.
Ma la regina era morta mettendo al mondo la terza di tre figlie. La successione non era quindi assicurata e ciò tormentava non poco il buon re Sigismondo poichè il re del reame vicino, grande amico suo, era morto e aveva lasciato il regno al giovane figlio Ermanno, che aveva mandato un messaggero chiedendo un abboccamento con un emissario del reame vicino.
Gli avevano raccontato che questo re aveva mire espansionistiche e se si fosse accorto che nel regno vicino c'erano solo tre principesse, la guerra sarebbe stata sicura.
Il re quindi, con i suoi consiglieri arrivò alla conclusione che una delle sue figlie si doveva presentare a re Ermanno, vestita da uomo, come principe ereditario di Sigismondo.
Una mattina fece vestire e armare la figlia più grande Gertrude per una battuta di caccia. Gertrude era seccata da questo invito perchè non le piaceva cacciare e non era molto brava con l'arco e le frecce. Infatti, con grande delusione di suo padre si lanciò verso un canneto tutta contenta, prese un coltello e tagliò alcune lunghe canne utilissime, a suo dire, per stendere il bucato.
Il re, seccatissimo, fece ritornare tutto il seguito reale senza nemmeno uccidere un cervo.
L'indomani fece chiamare la secondogenita Brigitta, che uscì all'aperto con un grandissimo cappello per preservare dal sole la sua bianca pelle. Passò dal canneto, mentre il re e i dignitari l'osservavano ma non fece una mossa. Il re cominciò a respirare, c'era forse speranza. Ma, ahimè incontrarono una pianta di agave, Brigitta asserì che gli aculei di quell'agave erano belli grossi e sarebbero stati perfetti a bucare il lino per un certo ricamo che stava eseguendo.
Il povero Sigismondo si sentiva perso. Passò dei giorni a passeggiare per tutta la reggia corrucciato e nervoso.
La sua ultima figlia era stata cresciuta senza mamma e ne aveva approfittato per crescere selvaggia e indipendente, facendo baruffe con i ragazzini del castello. Nonostante ciò era di cuore buono e voleva tanto bene al suo papà. Andò a farsi annunciare dal padre e gli chiese cosa lo crucciasse tanto.
Il re guardò Fantaghirò e si accorse di come fosse cresciuta, chissà perchè capiva che con questa figlia si poteva confidare, ma prima volle sottoporre alla prova decisiva anche lei.
All'alba del giorno successivo Fantaghirò si presentò a cavalcioni del suo cavallo, armata di spada e di arco, con gli occhi che le brillavano per l'eccitazione della caccia. Passarono il canneto, l'agave ma ad un tratto non videro più Fantaghirò.
Il padre si disse che anche quella volta avrebbe fatto un buco nell'acqua, ma poco dopo la fanciulla tornò con due bei conigli già puliti e scortecciati. Questa volta il re e i suoi dignitari erano contenti, il padre fece sapere alla figlia ciò che si aspettavano da lei.
Fantaghirò fece presto a dare il suo consenso e bisognò soltanto aspettare che fosse pronto il suo abbigliamento da uomo.
Così Fantaghirò si presentò a re Ermanno a nome di re Sigismondo per fare un trattato di pace.
Ermanno appena conobbe il principe sentì un grande turbamento, gli pareva bellissimo e non si convinceva che fosse un uomo. La notte non dormiva più, stava per impazzire non faceva che dire:
«Fantaghirò persona bella, mi tolse l'uso della favella, egli mi sembra una donzella, Fantaghirò persona bella».
Varie insidie spiegò contro Fantaghirò per costringerla a spogliarsi, in un laghetto, nella vasca sotto una pergola ma Fantaghirò con furbizie raggirò tutti gli ostacoli.
Intanto era tempo di tornare e, dopo aver firmato il trattato di pace, Fantaghirò tornò dal padre dopo aver brillantemente svolto la sua missione. Però Ermanno era innamorato pazzo di quello che credeva un uomo, questo conflitto interiore stava per farlo impazzire.
Non faceva che ripetere: «Fantaghirò persona bella, mi tolse l'uso della favella, egli mi sembra una donzella, Fantaghirò persona bella».
Infine la madre, temendo per la sua salute, disse al figlio di partire subito col suo seguito per andare a trovare Fantaghirò nel regno di suo padre.
Questo lo accolse con una certa quale ansia ma di fronte a quel giovane che soffriva nell'anima e nel cuore per i conflitti che l'amore per sua figlia gli procurava ebbe pietà e decise di credere alla buona fede di Ermanno.
Chiamò Fantaghirò che si presentò nelle sue vesti femminili con gioia perchè anche lei amava Ermanno.
Le nozze furono fastose e procurarono gioia e serenità a tutti. Durarono un mese nel reame di Sigismondo e un mese nel reame di Ermanno dove Fantaghirò andò ad abitare. Vi fu un lungo periodo di pace e prosperità. Loro vissero felici e contenti e noi siamo qua senza niente.
(Versione Siciliana)
Illustrazione di Marilena Maglio
inviata dai Veu, amici del forum di Pinu
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