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le due gobbe

Un tempo, in Bretagna, viveva Corentino, un bravo ragazzo che suonava il violino. Egli era sempre allegro, nonostante avesse la gobba, una gobba enorme.
Corentino suonava il violino con tanta passione che dovunque era richiesto per far ballare ragazze e ragazzi. Per indurlo a suonare, bastava offrirgli da bere. Il vino infatti lo stimolava, ma spesso alla fine della festa era un po’ troppo giulivo…
Una sera, Corentino stava attraversando la landa per tornare a casa dopo aver fatto danzare una combriccola di gente che festeggiava due sposi. Erano già passate le undici di sera. Egli si sforzava di camminare il più svelto possibile per giungere alla sua casetta prima di mezzanotte. Infatti è a mezzanotte che gli spiriti maligni, ossia quei nani faceti che si divertono a fare scherzi ai passanti ritardatari, fanno le loro apparizioni nella landa.
Ma, intorpidito per il troppo mangiare e il troppo bere, Corentino non riusciva a camminare dritto. Andava un po’ a destra e un po’ a sinistra e, a ogni passo allungava il percorso per arrivare a casa. Si sentiva così stanco che per poco non si addormentava in piedi.
“Voglio riposarmi un po’- disse fra sé e sé - poi camminerò più svelto…”
La notte era dolce e la landa era deserta. Corentino scorse una roccia coperta di muschio e vi si appoggiò per riposare un po’. Ma appena si fu steso, si addormentò profondamente.
Il suo cane, che lo accompagnava ovunque, restò un momento immobile vicino a lui. Poi, per vincere la noia, fece un giretto e, quando tornò, andò a leccare il padrone. Svegliatosi, Corentino rabbrividì, poiché la temperatura si era improvvisamente abbassata.
Si alzò, raccolse il violino, e si rimise in cammino, riposato e lucido.
A questo punto, sentì alcuni rintocchi di campana. Una campana lontana suonò dodici rintocchi… mezzanotte… era mezzanotte! Corentino rabbrividì di paura: “Mezzanotte! … ho dunque dormito così a lungo? E’ l’ora degli spiriti maligni!”
Egli si affrettò. All’improvviso, grazie al chiaro di luna, scorse alcuni nani che danzavano allegramente in girotondo, cantando. Erano gli spiriti maligni che gli sbarravano la strada. “Guarda, c’è un violinista – disse uno di essi – bene, così potremo danzare con la musica! Di’ passante, conosci la nostra canzone?”
“Il mio mestiere è di conoscerle tutte” rispose Corentino.
Allora, suona e canta…. Balla con noi” lo incitarono i nani.
“Volentieri, così mi riscalderò” disse lui.
“Se suonerai bene avrai una ricompensa” gli promisero i nani.
Rassicurato da queste parole, Corentino accolse la proposta dei nani e si unì al loro girotondo. Egli si agitò tanto che ben presto si sentì appesantire le gambe. Per fortuna era estate, stagione in cui le notti sono corte. Quando il cielo cominciò a rischiararsi, il nano che aveva chiesto a Corentino di suonare diede il segnale di fine e domandò al violinista:
“Ora che hai suonato così bene, che cosa desideri come ricompensa? La fortuna o la bellezza?”
Corentino ci pensò un attimo. La fortuna? Per far che? Egli aveva gusti semplici e guadagnava abbastanza suonando il violino. La gobba lo infastidiva molto. Una ragazza del villaggio gli dimostrava molta simpatia, ma egli non osava proporle di sposarla. Avrebbe dovuto avere, per far questo, la schiena dritta.
“Vedete la mia gobba? Se poteste togliermela, sarei proprio felice!” si decise alla fine.
“Possiamo farlo. Torna a casa. Durante il tragitto il sole farà sciogliere la tua gobba” così gli assicurarono i nani.
“Grazie, grazie …, nani … siete davvero molto gentili!” Mentre Corentino pronunciava queste parole, i nani erano scomparsi, svaniti nel vento.
Corentino si precipitò a casa con passo leggero, convinto di essersi già liberato della gobba.
Stava per aprire la porta di casa quando il suo vicino, lo zoccolaio Beznec, gli chiese:
“Oh! … Corentino, che cosa hai fatto della tua gobba?”
“L’ho perduta” rispose Corentino.
“L’hai perduta? Non è possibile. Come hai fatto?” domandò l’altro.
“Ho suonato il violino per far danzare i nani” spiegò Corentino.
“I nani?” chiese sempre più meravigliato Beznec.
“Si … li ho incontrati nella landa a mezzanotte e ho suonato per loro sino all’alba. Per ricompensarmi essi mi hanno fatto scegliere fra la fortuna e la bellezza. Se avessi voluto, avrei potuto diventare ricco” concluse Corentino.
“Pover’uomo – mormorò lo zoccolaio – come se la fortuna non valesse più di ogni altra cosa”
E rientrò in casa con un’idea in mente.
Quella sera, Beznec si recò nella landa con la sua cornamusa, lo strumento che ogni tanto si divertiva a suonare. Egli camminò sino al luogo di cui Corentino gli aveva parlato e attese la mezzanotte.
Al dodicesimo rintocco, i nani comparvero sorridenti. Essi lo circondarono e, come con Corentino, gli chiesero di suonare per loro.
Beznec si mise subito a suonare la cornamusa e cantò con i nani che danzavano un girotondo indiavolato. Danzò anch’egli con loro.
Quando si fece giorno, uno dei nani gli chiese cosa desiderasse come ricompensa, se la fortuna o la bellezza.
“Datemi, gentili nani, quello che Corentino non ha voluto” rispose Beznec.
“L’avrai, stai tranquillo … Addio suonatore di cornamusa”. così i nani si congedarono dallo zoccolaio.
Beznec era convinto di ricevere in dono la fortuna. Si ritrovò invece, solo nella landa, con la gobba di Corentino sul dorso.



Fiaba Bretone inviata da Krilù degli amici del Forum di Pinu

illustrazione di Mariarita Brunazzi degli amici del forum di pinu

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